Tuttavia non c’è nulla di anomalo: primo, perché il cosiddetto rally di fine anno non è né una necessità, né una tradizione; secondo perché con la chiusura di ieri sia la borsa americana, sia quelle europee (secondo l’indice Stoxx) sono ai massimi dell’anno.
E se il mito del rialzo di fine anno trova giustificazione nella politica di abbellire i bilanci da parte delle banche e dei differenti fondi d’investimento, non si capisce come due o tre punti percentuali in più possano modificare un quadro dell’intero 2009 che si presenta ampiamente positivo per i risultati (S&P e Stoxx sono in crescita del 24% e i mercati emergenti addirittura del 70%) e soprattutto in termini relativi: perché un anno fa, quando tutti i mercati finanziari erano in caduta libera, ci si prefigurava un’altra grande depressione dopo quella degli anni Trenta.
Ma c’è un fattore, diciamo tecnico, per cui questo dicembre non pare doversi chiudere con il “tradizionale” botto finale: il forte recupero del dollaro ha messo in crisi la facile pratica del carry trade, attraverso la quale gli investitori si sono finanziati a basso prezzo nella valuta americana per investire con ritorni più elevati sui mercati emergenti, sulle obbligazioni societarie, sulle materie prime e anche sui mercati azionari.
Ma, mentre il prezzo del petrolio e quello delle materie prime (indice Crb) raggiungono il loro massimo il 21 ottobre, per i mercati azionari c’è stata solo un rallentamento della crescita.
Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/12/borsa-rischio-botti-fine-anno.shtml?uuid=34031aca-f077-11de-b106-0a4db324e140&DocRulesView=Libero